Cos’è il genio?

Melandri parlando del Perozzi: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione.”Amici Miei - Mario Monicelli
Onore e gloria al Gruppo Voina che ha salutato così i servizi segreti russi e Sarkozy.
Piccolo promemoria d’Azione
“Pesci avvelenati in mezzo al mare.
Questo il presidente non lo sa”.
Baustelle - I Mistici dell’Occidente
I Mistici dell’Occidente - Warner, 2010
Felice il paese che non ha bisogno di eroi
Lo diceva Bertold Brecht, è una frase arcifamosa, ma ogni tanto c’è bisogno di ripeterla, viste le sparate della Platinette di Palazzo Albornoz.
C’è bisogno di ricordala, perché quando ci appelliamo ad un eroe, lo acclamiamo o lo invochiamo, ci poniamo in una precisa condizione esistenziale: quella dello stronzo che guarda in alto e vede la mano di papà suo sullo sciacquone. A quel punto solo un miracolo ci può salvare dalla fogna. Ecco allora che si cerca un eroe.
Il canto del cingolo
Purtroppo si sente cantare sempre di meno. Con la fatica che costa lavorare la terra non c’è più nessuno disposto ad intonarlo. Ma dalla finestra oggi sento distinto il suono dell’estate, il vero tormentone di questa Cesena tornata in serie A, piena di orgoglio contadino, ma senza più contadini, o quasi.
Innalziamo l’ultimo poderoso canto del cingolo e danziamo felici e sgomenti verso il delirio finanziario delle big del calcio. Col cappello di paglia in testa ma senza più mele e magagne in tasca. Altri tempi quelli in cui la faccia di Cesena nel mondo era Edmeo. Da settembre sui giornali compariranno Paolo Lucchi, Nerio Alessandri, Campedelli e amici belli… Nessuno riderà più di noi. Nemmeno noi.
Un SITO che si chiamasse Anarchia
Ho finalmente ultimato il logo e la struttura principale per il sito di presentazione di “Un posto che si chiamasse Anarchia“. La strepitosa accoglienza del pubblico alla prima dello spettacolo ha spinto me e gli “Altri”novecento a promuovere la nostra ultima fatica come si deve. Cercheremo di portare il De André libertario su quanti più palcoscenici possibili, sperando di dare e ricevere lo stesso calore che abbiamo dato e ricevuto per il debutto di Cesenatico in occasione di Amico Fragile 2010.
Come qualcuno di voi saprà UPCSCA è già stato acquistato dal Teatro Corte di Coriano (RN), e in questi giorni ci stiamo muovendo per dare un seguito a questo ottimo inizio.
Per ora visitatevi la pagina dedicata a Un posto che si chiamasse Anarchia e non dimenticate di scriverci e mandarci vostre foto/video se ne avete!
A breve aprirò anche una sezione commenti. Non appena avrò finito di resuscitare il mio pc.
Saluti libertari!
Dressed to Kill
Girando in rete ho trovato questa mia foto che mi piace moltissimo. Da bravo scavezzacollo l’ho rubata senza chiedere niente agli autori, che ringrazio direttamente dalle pagine del mio blog e che prima o poi contatterò. Se volete c’è un intero set fotografico dedicato agli Artenovecento, proprio sulla loro pagina Flickr.
Si tratta di una foto che mi riprende nell’ultimo spettacolo “Un posto che si chiamasse Anarchia”, di cui sono decisamente orgoglioso, e di cui certamente tornerò a parlare a breve in occasione delle probabilissime repliche.
Stay free, stay tuned!
Un posto che si chiamasse Anarchia
Sono appena tornato dalle prove generali del nuovo spettacolo degli Artenovecento. Il mio gruppo, i miei amici, semplicemente l’esperienza più bella della mia vita. Ed è per questo che scrivo di loro qui, sul mio blog personale, e non sul sito degli Arte… come ormai ci chiamiamo tra di noi. E’ un’esperienza che sta durando da tempo: quasi otto anni. Una barca che è andata avanti nonostante ci fossero scogli giganteschi sulla nostra rotta, con la sola forza dell’amore per quello che abbiamo fatto e che faremo per Fabrizio De André, la buona musica e per chi ha condiviso tutte le nostre grandissime emozioni.
Cultura morta
Quando arrivò il disgelo
la terrà pianse i relitti del tempo
in una gerla di foglie
ad aspettare un nomeocchi senza voce
strisciarono persipoi tacquero immobili
c’era silenzio
e più nessuno ad ascoltarlo
Un grissino è per sempre
Niente passa invano. Tutto serve. Persino la peggiore delle vicende in fondo in fondo ci cambia in meglio. E’ molto difficile focalizzarlo ma è così.
Non bisogna mai abbandonarsi all’impressione di aver perso tempo. Non è così per un rapporto di lavoro, di amicizia, di amore.
E la cosa bella è che quando una qualsiasi di queste cose finisce, ti lascia in dono quel che meno ti aspettavi. Non importa quale fosse il tesoro che avresti voluto preservare in eterno: quella è la vera cosa che perderai. E’ come tentare di difendere i confini dell’Impero Romano all’apice della sua estensione: prima o poi un barbaro troverà un pertugio e vi si infilerà come uno spillo in una mongolfiera. O come vincere 3-0 col Liverpool in finale di Coppa Campioni e stare li a dire: ma si.. tanto non me ne faranno mai 3.
E invece basta un foro insignificante per far sgonfiare il tuo bel pallone volante, come un sufflé venuto male. Quindi non è proprio il caso di preoccuparsene, lo spillo che sgonfierà il tuo pallone potrebbe arrivare come no, potresti riuscire a metterci una toppa come no. Ma in ogni caso non è un evento che puoi controllare. Del resto come dice il saggio la vita è un temporale, e prenderlo nel culo è un lampo.
Quel che si può fare quando il pallone si sgonfia e precipita è andare a vedere sotto il suo inutile telame se c’è qualcosa da riportarsi a casa. Ed è qui che si trova quel che proprio non avresti mai pensato, e diventerà il primo decino d’oro del tuo nuovo forziere. E quello sì, sarà per sempre e nessuno te lo porterà via mai.
Sollevando le tele del mio pallone sgonfio ci ho trovato la ricetta dei grissini. Li faccio una volta alla settimana e riscuotono perenne successo tra amici e conoscenti. Nel tempo la perferzionerò, ma per ora è così come ve la descrivo. La dono con piacere perché non è una cosa che ho bisogno di difendere: ricordate? Nessuno, ormai, me la può portare veramente via.
Sono puggile!
E’ deciso. Da lunedì io sarò puggile. Sulla strada di Pappo entrerò nella Tana delle Tigri e sfiderò la nera marmaglia direttamente sul suo ring. Anch’io potrò dire: “I must break You”. Sperando che finisca diversamente…
A presto con una scazzottata di aggiornamenti sulla mia nuova carriera.

Cesena, ghiaccio e libertà

Riemergo dalla tormenta di pseudo lavoro per parlarvi del gelo e della neve che avvolgono Cesena e la Romagna. Dico pseudo lavoro perché, secondo la concezione libertaria, quello che noi tutti abbiamo, me compreso, non può essere definito lavoro. Tant’è vero che sarebbe più corretto dire che il lavoro ha noi, e non il contrario.
Noi prestiamo tempo e in cambio ci vengono dati soldi. Quel che facciamo in quel tempo e il valore umano delle nostre prestazioni è del tutto esogeno. Il termine prestazioni serve peraltro ad evocare suggestioni su mestieri socialmente stigmatizzanti, ma che non differiscono da nessuno degli impieghi borghesi da un punto di vista sostanziale: si tratta solamente di concordare sul fatto che dare le terga non differisce dall’allargare le gambe.
Il lavoro vero invece non dovrebbe avere nulla a che fare né coi soldi, né col tempo. Non dovrebbe esistere nemmeno il concetto di tempo lavorativo e di tempo libero. Anzi.. forse se esistessero il vero lavoro e la vera libertà non esisterebbero nemmeno i concetti di tempo e denaro. Macchevvelodicoaffà?
E in tutto questa amara e imbordellata contemplazione della miserrima umana condizione, cosa c’entra la pioggia di ghiaccio che ha paralizzato Cesena, Forlì e cittadine limitrofe proprio oggi?
Rome - Flowers from exile
Che momento di grazia, in questa settimana ho scoperto ben due dischi che ricorderò per tutta la vita. Non mi capitava da un sacco di tempo. Il primo che vorrei segnalare ai pochi ma coriacei lettori di questo blog è Flowers from Exile dei Lussemburghesi Rome.
Bentivoglio Angelino
Lo confesso. Io amo Angelino Alfano. Il mio è un amore viscerale, sincero, che coinvolge la mia persona sotto il profilo culturale, politico, musicale, gastronomico, ortopedico, sessuale, astronomico, biografico, esistenziale, verticale, orizzontale, maestrale, corticale e che infine interessa, ovviamente, il mio punto di vista su ogni affare giuridico.
Piadina romagnola con beffa finale

Come annunciato, il 14 novembre 2009 ho finalmente infranto un tabù: sono in grado di fare la piadina romagnola.
L’esperimento può dirsi riuscito, ed ora andrò a descriverlo nei momenti salienti. Per deontologia professionale non ometterò nulla, comprese le magagne, ma soprattutto compresa la beffa finale, poi prontamente rimediata.
La vera ricetta della piadina romagnola

Ok, non è più un mistero. Grazie a fortunate congiunzioni astrali sono finalmente andato a vivere per i cavoli miei. Questo sta comportando tutta una serie di conseguenze si cui l’universo si pentirà a breve. Ad esempio dopo essere stato per circa un mese il migliore amico del tonno, e dopo aver scoperto che la mozzarella è mia sorella, ho finalmente deciso di darmi alla cucina. Da oggi inoltre potrete seguire i miei progressi culinari (e vi assicuro che non può che trattarsi di progressi), nell’apposita rubrica peraTavola.
Non credo che parlerò dei primi esperimenti, tra i quali si annoverano le polpette avvolte nella pancetta affumicata, i grissini (mio cavallo di battaglia), la zuppa di lenticchie-cipolla-salsiccia, i crostini misti, e una frittata talmente schifosa che non l’avrebbe mangiata neanche il gatto.
Piuttosto partirei con una bella polemica di cui si può certamente fare a meno, perché sono finalmente approdato al povero pane dei ricchi, altrimenti conosciuto come pane ricco dei poveri: sua maestà la piadina.
In che curva vanno le svedesi?
Il 18 novembre 2009 lo Stadio Manuzzi di Cesena ospiterà la nazionale per una sfida amichevole contro la Svezia. E sticazzi… direte voi. E ci avete pure ragione. Però il mio fratellino ci vuole andare. Simone gioca a rugby ma ancora è parzialmente risucchiato dal vortice della passione calcistica che attrae praticamente ogni singolo teenager italiano. E chi lo accompagna allo stadio? I suoi fratelloni, chiaro..
Avessi avuto io un fratellone che mi portasse a vedere Gullit quando il Cesena fece la sua breve sortita in serie A tanti anni fa. E adesso oltre al danno di non aver visto il mio mito calcistico infantile, ho anche la beffa di accompagnare il mio fratellino a vedere Camoranesi. Ma poco importa, sono contento che un domani mio fratello, che si fa beffe di Camoranesi quanto me, possa ricordare di quando è riuscito a vedere la nazionale italiana. Visto che ci tiene tanto..
Pierpaolo Pasolini: 2 novembre 1975
Quasi 35 anni dopo. Non è cambiato niente: ancora corsari su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca.
Contro l’influenza suina, il maiale in curva!
Chi mi conosce può confermare che la qualità del mio maiale in curva è assolutamente sublime. Se trovo una webcam negli anfratti della mia soffitta (bella questa specie di allitterazione.. nevvero?), vi posterò un esempio di come si fa il perfetto maiale in curva.
Nel frattempo sappiate che l’esercizio del maiale in curva è l’unico vaccino certificato contro l’influenza suina. Sicuramente la sua validità scientifica è esattamente alla pari con quella di qualsiasi vaccino antisuina.
E’ molto semplice. Come insegna il video qui sopra, dovete trovare un rettilineo sufficientemente lungo per raggiungere a piedi la velocità di circa 15 chilometri orari (lo so è una bella velocità ma se volete salvare la cotenna vi conviene impegnarvi). Il rettilineo deve concludersi con una curva a gomito, meglio se parabolica per permettervi di eseguire l’esercizio del maiale in curva con la massima concentrazione e in tutta sicurezza, senza preoccuparvi di finire schiantati nel guard-rail. Al culmine dell’accellerazione svolterete bruscamente ed eseguirete il maiale i curva rivolti verso destra se la curva è a sinistra, e verso sinistra se la curva è a destra. In entrambi i casi l’esercizio va prolungato per tutta la durata della curva. In questo modo i germi della suina usciranno dal vostro corpo ad una velocità e con una angolazione sufficienti a non rientrarvi più. Probabilmente entreranno in bocca a qualcun altro, ma questo è fatale: del maiale non si butta via niente, nemmeno l’influenza.
L’esercizio può essere eseguito anche in gruppo con un’automobile, o in comitiva con un autobus. Occorre sempre un rettilineo e una curva a gomito. La velocità da raggiungere in questo caso è di massimo 30 chilometri orari. Se provate ad andare più forte i germi della suina potrebbero ritornarvi in faccia e non sarebbe un gran bel respirare. Per il resto occorre un pilota sano sotto vuoto, o insaccato, che mantenga il sangue freddo e non sbandi nel momento di esecuzione dell’esercizio.
Provare per credere. Spero proprio di vedere tanti giovani che ritornando dalla discoteca affronteranno le curve espellendo germi di suina grugnendo dal finestrino. Sarebbe un bel giorno per la scienza.
La vergogna coi baffi
Quello che sta avvenendo in questo tragico momento per la libertà in Italia, è straordinariamente vergognoso. Leggendo dei trans e di Marrazzo, del Lodo Alfano e dei processi del Deficiente del Consiglio, di D’Alema e della sua candidatura a Ministro degli Esteri UE, è legittimo avere l’impressione che si tratti di scandali a compartimenti stagni.
E’ sensato considerarli tutti scandali, e comprensibile la difficoltà a vederli collegati.
Scandalo che si possa aggredire una qualsiasi persona in un appartamento mentre scopa, scandalo che ci siano Ministri della Giustizia che promuovono la tesi del “difenderne quattro per difendere tutti”, senza che nessuno metta in evidenza come la giustizia non possa fare differenze se vuole chiamarsi tale, infine scandaloso che un cerebroleso come D’Alema esca così palesemente allo scoperto nel suo doppiogioco ormai palese quanto il conflitto d’interessi di Berlusconi.
D’Alema è la stessa persona che al pari del Puffo Impostore 4 anni fa partecipò ai giochetti per la scalata all’Antonveneta per la quale pagarono (??) solo Ricucci, Fazio, lo stesso Consorte e altri pesci piccoli. D’Alema è la vergogna coi baffi che ebbe l’alzata di ingegno di avvisare Consorte sul suo stato di sorvegliato telefonico….. TELEFONANDOGLI!!!! O è scemo o sa qualcosa che noi non sappiamo. In nessuno dei due casi mi pare un soggetto adatto a diventare il Ministro degli Esteri di un luogo più grande della tazza del cesso.
I giornalisti, ammucchiati in discesa a difesa della loro celebrazione, giocano a chi dice la verità più vera quando potrebbero fare un’operazione molto più rapida, di gran lunga più onesta, e finalmente coraggiosa: denunciare una buona volta l’intreccio di ricatti che tiene in piedi questo sistema clinicamente bipolare, nel senso che è affetto da bipolarismo e cambia umore e colore senza cambiare sostanza a prescindere dall’avvicendamento delle classi politiche in Parlamento.
D’Alema perché ti affretti a dire che non c’è inciucio con Berlusconi? Non ti fai un po’ schifo? A me si, fai tantissimo schifo. E visto che Bersani è il tuo Alfano ci sarà da ridere con la rinascita del PD.
Anche in questo caso.. neanche a farlo apposta, ho trovato in Teledurruti un sostegno della mia tesi. Non basta, ma aiuta.














