La verità sul caso Marrazzo
Definire la vicenda Marrazzo una storia del cazzo è perfino tautologico. Figuriamoci se con l’ennesimo reato di Berlusca, la corruzione del giudice Mills che cadrà in prescrizione a febbraio 2010 possiamo permetterci queste distrazioni. E invece no, l’Italia e gli italiani continuano a giocare al trenino: Brenda incula Marrazzo, noi guardiamo, e Puffo Impostore ci inchiappetta uno ad uno.
Peccato che non ci siano carabinieri a riprenderci, magari finalmente qualcuno potrebbe ricattarci e allora magari proveremmo un po’ di vergogna e penseremmo a farci i cazzi nostri invece di fare i voyeur da tubo catodico…
Già i carabinieri. Perché in tutta questa storia l’unico a cui viene fatto il mazzo è Marrazzo e a nessun pazzo dice che dei 4 carabinieri estorsori non si sa un cazzo? Dobbiamo forse pensare male?
Io adesso non ho tempo da perdere dietro questa faccenda ma butto là un pronostico. Tra 10 anni, forse più, forse meno, si scoprirà che i carabinieri erano a loro volta ricattabili per chissà quale reato. Qualcuno ha proposto loro di pizzicare Marrazzo in cambio di uno sconto della pena, e questi non se lo son fatti ripetere due volte.
Fortuna che c’è Teledurruti che sostiene la mia ipotesi. E speriamo che finalmente venga fatta chiarezza anche sul mandante di tutto questo ennesimo inutile bordello. Con tutto il rispetto per i bordelli veri.
Questa non è una recensione seria
Mi trovo, mio malgrado, a riprendere in mano tastiera e mouse per tornare a scrivere una recensione su questo mio maltrattato blog. Gli ultimi mesi si sono rivelati pieni di novità: ho abbandonato la vita virtuale quasi completamente cancellandomi da FacciaLibro, e mi sono slurpato una bella botta di real life che mi ha fatto decisamente bene.
Certo, non sempre nella real life si fanno incontri graditi. Capita ad esempio di imbattersi nella Celletti mentre va in palestra, di doversi sorbire il sindaco in conferenza stampa ecc.. ecc.. ecc.. E come se non bastasse capita di incontrare vere piattole da corsa come la batterista dei Talisman Stone.
LuCe, al secolo Lucia Centovetrine, è la colpevole della recensione che vi toccherà leggere, se vorrete.
Le elezioni a Cesena
Il grande Giorgio Gaber l’ha descritto come meglio non si potrebbe. Il giorno delle elezioni. E Cesena è una specie di prototipo di questo grande giorno.
Io voglio partecipare sostenendo a modo mio i due principali candidati a piazzare le chiappe sulle poltrone di palazzo Albornoz: Macori e Lucchi sperando che stiano comodi e non si stanchino troppo.
6 aprile 2009

Shibboleth, Doris Salcedo
6 aprile 2009
Ha strisciato sotto il petto come un timore
Ha bussato alle porte come un presagio
Ha avvisato per tempo come una crisiHa strappato i muri come una decisione
Ha squarciato i soffitti come un pugno
Ha stravolto il tempo come un’ideaHa graffiato la pelle come il ghiaccio
Ha bruciato i fiori come il freddo
Ha covato il grano come la neveHa interrotto la festa come un dubbio
Ha sussurrato consigli come un amico
Ha minacciato che tornerà come un vizioHa spaccato la terra come un grido
Ha implorato ascolto come un pazzo
Ha chiesto di prendere posto come il rispetto
Buone notizie dal mio Abruzzo

La Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio
Ho appena telefonato ad Emidio (o “Signor Emidio” per chi vuole un cazziatone), proprietario del Residence Belvedere di Santo Stefano di Sessanio. Il mitico e arzillo signore, da poco tornato in Italia dopo una vita trascorsa in Canada, mi ha confortato in merito allo stato di salute degli abitanti di Santo Stefano.
Emidio e tutte le persone che ho conosciuto (la signora Rosa de La Casa Sù, Geppetto e la sua famiglia) e in generale gli abitanti di Santo Stefano stanno bene.
Il paese, Torre Medicea e Chiesa del Lago a parte, pare non aver subito grossi danni. Nonostante questo quasi tutti gli abitanti stanno per abbandonare le loro case “ad interim”, perché le continue scosse, sebbene di lieve entità, rendono poco prudente la permanenza nell’antico borgo.
Spero che questo post possa essere di conforto per quanti hanno conosciuto gli abitanti di Santo Stefano e vogliano sapere di loro in questo momento così difficile.
Approfitto per segnalare il sito inabruzzo.it che sta raccogliendo materiale fotografico sui danni provocati dal terremoto.
Abruzzo: con la morte nel cuore
Sono distrutto, come tutti, per l’immane sciagura abbattutasi sull’Abruzzo che, come i lettori di questo blog sapranno, ho avuto modo di visitare a settembre e a dicembre. E’ una terra che ho amato da subito, così come la sua gente. Non posso dimenticare l’ospitalità delle persone e la bellezza di paesi e paesaggio. L’Aquila l’avevo visitata sotto una pioggia torrenziale e, nonostante ciò, mi era apparsa una città decisamente interessante.
Mi fa un male cane vedere quelle chiese sventrate, quei tetti spianati. Mi fa male perché penso alla gente che ci è finita sotto prima di tutto, e per la perdita incalcolabile che la distruzione della città comporterà per coloro che si sono salvati.
Non credevo poi che i danni si fossero estesi anche ai paesi delle cosiddette Terre della Baronia: e invece visitando il sito abruzzocultura.it, ho dovuto constatare come il mio paese ideale, Santo Stefano di Sessanio, quello dove tanto mi sarebbe piaciuto suonare questa estate, è stato anch’esso sfregiato. La splendida Torre Medicea è andata completamente distrutta. Si trattava di una ricostruzione e, teoricamente, tornerà come prima, ma questo non mi è di grande conforto.

I resti della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio
Anche la caratteristica Chiesa del Lago, da poco restaurata, ha subito danni ingenti. Ma anche in questo caso spero che con un ulteriore restauro sia possibile riportarla agli antichi fasti.

Chiesa del Lago di Santo Stefano: i tre archi dellingresso sono completamente crollati
Avevo parlato di Santo Stefano e dell’Abruzzo a diversi amici che, sbalorditi dalle foto, avevano deciso di visitare la regione questa primavera o questa estate. Dopo questo evento hanno naturalmente deciso di non partire. Ma ciò che è peggio è che sentono il timore di visitare quei posti, non per paura delle scosse, ma per non urtare la sensibilità di questa gente così terribilmente ferita.
Io non so cosa sia più giusto fare. Credo però che l’Abruzzo e gli Abruzzesi vadano aiutati in ogni modo. E se, come sostiene il governo, gli interventi della Protezione Civile sono sufficienti nel breve termine, credo che nel lungo termine sarà necessaria la vicinanza di tutta l’Italia. Sarà auspicabile che gli Italiani tornino a visitare l’Abruzzo, come e più di prima, per far sentire il loro calore e per rinvigorire le attività locali.
L’Abruzzo vive di turismo, non dobbiamo smettere di andarci! Io personalmente ci tornerò appena sarà consentito, anche per dare una mano.
Domani telefonerò a Geppetto e alla sua famiglia, ad Emidio e a tutte le splendide persone che ho conosciuto. Spero davvero che non sia successo loro nulla.
Absentia-H/It’s a wind
Dato che l’attesa di una band di supporto per la fondazione degli Asenzacca potrebbe rivelarsi anche infinita, ecco il primo testo per una probabile canzone: si chiama Absentia-H/It’s a wind e la prima versione era in italiano, versione dalla quale ha mutuato il “sottotitolo”. Poi visto che nella madrelingua non è stata capita, ho deciso di riprovarci con l’inglese. Sperando di avere maggior fortuna. A me piace di più. Ringrazio Rodolfo Cubeta per avermi gentilmente concesso di pubblicare l’immagine che ho voluto associare ad Absentia-H.
Absentia-H/It’s a wind
Runs away
then it turns back
and lets itself be feltSwears
then it blows
and you like to be heldSometimes it brings
cherry flavour
that’s why you had many umbrellas
and you can’t find’em anymoreSays it’s yes
then guesses it’s no
it could get you blind drunk
for the future it showsOpens the doors
like a thief at your floor
it knows how to cry
like you’ve never done beforeDevours the sea
and all the air you could breathe
but when you go lame
you feel the loss, the pity, the painThinks it’s yes
but says it’s no
flavour will pass
Yet the color no more
Le canzoni e i ricordi - Take 1: More than Words
ogni ricordo una canzone
ogni canzone una perla di rosario
ogni perla una preghiera e una bestemmia
ogni bestemmia la voglia di spezzare la catena
ogni preghiera la speranza di rimetterla insieme.E via così con questo stupido stupefacente rituale.
Non conosciamo niente di meglio,
e neanche di peggio.
Asenzacca
In barba a qualsiasi programmazione, alle più comuni regole grammaticali e non solo, decido in questo istante di fondare un gruppo di cui sono, per il momento, l’unico componente.
Ci chiameremo Asenzacca, faremo solo canzoni nostre e non avremo un genere di riferimento. Si andrà dal Death Progressive Metal alla canzone d’autore italiana e francese, passando per la disco music, ma solo per cancellarla dalla faccia della terra.
Appena ho un minuto elaboro un logo per gli Asenzacca.
Per il momento dico solo che sono alla ricerca de seguenti musicisti preferibilmente in zona Forlì - Cesena:
- 90 Kg di batterista modello PATAPATA’. Va bene, anzi meglio, uno pitipitì che suona jazz, ma deve anche saper pestare all’occorrenza.
- 70 kg non di + di bassista.
- 80 kg di lead guitar.
- 80 kg anche di chitarra ritmica.
Io questa volta canto e basta. E suono solo quando serve.
Venghino signori, venghino!
Sono un Cavaliere Geek
Mio malgrado e con grandissimo sacrificio, da oggi sono un Cavaliere Geek, appellativo di cui rivendico l’invenzione (salvo prova contraria), e che dono istantaneamente a tutto l’universo del copyleft. Lotterò contro il lato oscuro della fonia assieme ad Apo Wan Kenoby.
Il futuro della comunicazione è nelle nostre mani.
Che la fonia sia con noi!
Fabrizio De André - Da a me riva
Meglio pentirsi di aver fatto una cosa, piuttosto che pentirsi di non averla fatta. Già.
Sul crinale
Sul crinale passa la nostra strada
sterrata,
come se potessimo decidere di non seguirlae buttarci di corsa in avanti
giù per questo pendìo dolce di viti,
o lasciarci cadere di spalle
sul prato illuminato di lacrime d’arancio.Piange, lui che può,
per noi illusi dal sole,
che crediamo al suo saluto vile,
resti di vita gettati da dio
in pasto all’ombra canina del monte
che si mangia il futuro.Per noi che aspettiamo sulla strada,
ancora sterrata,
come se potessimo decidere di tornare.E io penso che avrei voluto baciarti,
e non l’ho fatto.
E fasì i brev
Dedicato ai miei nonni, che mi hanno insegnato il dialetto, l’antifascismo e.. a fare il bravo. La canzone dei Baustelle esprime bene la mia devozione per la storia della civiltà contadina e del suo modo di affrontare col semplice scudo della dignità e del lavoro la sventura dell’arruolamento forzato, le vessazioni del totalitarismo, la delusione per un mondo che non ha fatto tesoro dei loro insegnamenti.
E fasì i brev
Se t’at pruv a cioud un po’
i occ
la fila di pisgh la pér c’l’an fnessa piò.Agli ombri di rém intrezé al fa a cazott ma téra
e l’it lasa da par te,
cun e sol c’ut peccia
e e péil d’al pesghi c’ut s’ataca in te cupett.Bsogna lès c’me un piopp
par avdei c’mel cla va a finì sta storia
bsogna l’es grend, e pasé sora a una gran masa ad robi.“Andì burdel” – e dis e mi nòn – “andì a zughé.
Che a qué l’è ancora lònga”.
“E fasì i brev”.
——————-
E fate i bravi
Se provi a chiudere un po’
gli occhi
la fila dei peschi sembra non finire più.Le ombre dei rami fanno a cazzotti a terra
e ti lasciano da solo,
con il sole che picchia
e il pelo delle pesche che ti si attacca al coppetto.Bisogna essere come un pioppo
per vedere come va a finire questa storia.
Bisogna essere grandi, e passare sopra a tante cose.“Andate bambini” - dice il mio nonno - “Andate a giocare.
Che qui è ancora lunga”.“E fate i bravi”.
Metallica - Until it sleeps
Catarsi
Certe volte il caso è così meticoloso che sembra non esistere.
Per noi che non abbiamo altro padre può essere violento. Siamo figli illegittimi troppo cresciuti e oramai incapaci di trovare le radici. La terra è troppo nera per essere la nostra, ma non abbastanza buia da spaventarci.
Seminiamo per non raccogliere. Non noi, questo è certo. E non avremo né figli né figlie, che non sopportiamo di essere padri.
Ma piangiamo all’idea del vuoto, e non sappiamo se e da dove ricominciare. Il nostro mutamento ci commuove, le nostre squame di giovani serpenti ci lasciano poco a poco da soli, con la nostra pietà e la nostra nostalgia. Mutiamo verso l’ignoto e conosciamo la verità sempre troppo tardi, o troppo presto. E in ogni caso non le crediamo mai: il padre nostro che è in terra ci ha insegnato giovani a non fidarci del vero, ma del puro, dell’assoluto e dell’irraggiungibile.
Bramiamo all’infinito, vogliamo la lontananza perché ci lascia la nostra volontà. La nostra meta è la distanza, per sempre, ed è destinata a riflettersi nelle nostre lacrime. Ma solo per un po’, quando capiamo che da qualche parte c’è davvero. E che ci rimarrà.
De André vive!
Quasi dieci anni fa moriva Fabrizio De André. Io ancora non lo conoscevo, l’ho scoperto solo nel 2002. Era un periodo strano della mia formazione musicale perché stranamente mi innamoravo di gruppi o cantanti oramai scomparsi. E’ il caso di De André, così come dei Queen e Freddie Mercury.
Era una situazione che mi puzzava un po’ di necrofilia, che mi faceva sentire un po’ beccamorto. Ecco perché non mi piacciono tanto questo tipo di anniversari. In particolare non mi piacciono quando pongono l’accento più su ciò che è scomparso e più non può essere, invece di prendere quanto è stato donato al mondo da personalità come De André e farlo crescere.
Mi piacerebbe se i tributi che l’11 gennaio saranno dedicati a Fabrizio cercassero di renderlo vivo veramente. Perché Fabrizio era un cantante, un poeta, un cantautore, ma era soprattutto un personaggio di grande responsabilità sociale (e in un certo senso anche politica). Ricordarlo solo per la musica è mortificante.
Ho sentito da qualche parte, non ricordo dove, un’intervista nella quale il nostro ammetteva di aver scritto sì la Guerra di Piero, ma che il suo impegno contro la guerra non era servito assolutamente a niente. Ecco, a me ricordare Fabrizio senza prendere una posizione forte contro la guerra pare una boiata mondiale. Come minimo la RAI dovrebbe fare questo, e non solo ingaggiare il primo saltimbanco che scimmiotta le sue canzoni. E visto che ci ri-siamo, si potrebbe pure prendere posizione contro il massacro perpetrato da Israele ai danni di Gaza. Diversamente non ha senso ricordare Fabrizio.
De André vive e lotta con noi!
Ancora Abruzzo, da Santo Stefano a Navelli
Ci sono ricascato. Dopo la minivacanza di Settembre ho sentito il bisogno di ritornare in Abruzzo. Questa volta per festeggiare gli ultimi giorni del 2008 e salutare i primi del 2009.
Di questa seconda minivacanza porterò nel cuore le parole di Emidio (guai a chiamarlo Signor Emidio) proprietario del Residence Belvedere nel quale ho alloggiato assieme ad Angela, Mirco, Silvia, Camilo, Juanita e Alex. Ricorderò l’ospitalità di Geppetto e della famiglia, che nella loro bettola ci hanno sfamato per tre giorni consecutivi con una qualità e una quantità piuttosto rare. Ogni volta che ne avrò bisogno ritroverò un po’ di pace pensando alla piana di Campo Imperatore innevata a perdita d’occhio, o ai vicoli e le pareti di Santo Stefano di Sessanio; se io fossi una casa sarei sicuramente fatto di quelle pietre.
Tutte sensazioni antiche, già vissute in senso storico e biografico. Ma sempre nuove. Qualcosa in fondo al cuore mi dice che non mi stancherò mai di tornare in questi posti, che non smetterò mai di scoprirne nuovi aspetti e di innamorarmene lentamente.
Il nuovo parcheggio eco-illogico Garampa

Ma sono ecologici, non spaventatevi.
Il nuovo parcheggio Garampa, attualmente in costruizione presso l’ormai ex Piazzale Caduti delle Forze di Polizia, si presenta alla città con un rassicurante nastro azzurro costellato di arcobaleni, nuvolette e verdi colline. Proprio quelle che tra qualche anno non vedremo più così immacolate. Merito della facilità con cui vengono rilasciate le concessioni edilizie e di tutta la premura che Cesena dimostra per l’ambiente o, il che è la stessa cosa, l’impunità con la quale si castigano gli abusi (emblematico il caso della villa di Nerio Alessandri).
Ma si sa. Cesena è un’oligarchia fondata sulle palestre, il pollame e i parcheggi. Siamo un popolo che si strafoca di tacchino, vuole muoversi solo in macchina (con la sicurezza del parcheggio appena fuori dalla casa o dall’ufficio), e che per rimediare al declino psicofisico, si regala lunghissime ore di wellness nel primo muscolificio disposto a restituirci a caro prezzo una salute mai difesa.
Nulla da stupirsi quindi se in barba a qualsiasi logica di contrasto al traffico, all’inquinamento e allo sfregio del paesaggio, il nostro Assessorato ai Lavori Pubblici investe per l’ennesima volta la Parcheggi Spa (gruppo Trevi) del pieno potere di trivellazione e sbudellamento sotto e sopra elevato ai danni del nostro conglomerato urbano.
Novembre - Anaemia
Un omaggio a novembre che se ne è appena andato, dai grandi Novembre.
A latere della vicenda Paresa
http://video.google.com/videoplay?docid=-899576615797317870
Oggi l’amico Black Cat ha posto alla mia attenzione il video della trasmissione Mi Manda Rai Tre del 29/11/2008. La puntata, messa a disposizione della rete dal MIZ di Cesena, documenta la vicenda con una certa verve accusatoria nei confronti del Comune di Cesena, rappresentato in studio dall’Assessore ai Diritti del Cittadino, Maria Grazia Zittignani.
Il video mi ha riportato alla mente un episodio, strettamente legato al dibattito sul premio a Paresa, sul quale avevo intenzione di scrivere ma che avevo, colpevolmente, dimenticato. Quindi grazie a Black Cat per il promemoria.
Consigli a chi vuol fare il giornalista
Come ogni giornata che passo davanti al pc anche questa l’ho iniziata (e probabilmente la concluderò) scorrendo bovinamente le notizie di Corriere.it e Repubblica.it.
Si tratta di un rito che ripeto sempre più stancamente e che prima o poi abbandonerò, così come la speranza di trovare nei due massimi organi di informazione online qualcosa di sensazionale e vero in senso genuino. D’altra parte come si fa a credere a due testate che di genuino e non ritoccato non hanno neppure le foto delle sporcellate nella Colonna dei Peccaminosi e nell’Angolo del Voyeur (così chiamo le zone calde dei due giornali online, qui immortalate nella versione odierna e non certo nella più rappresentativa)?
In mezzo a tutto ’sto popò di niente oggi spunta un articolo di Beppe Severgnini. Il columnist, padre della rubrica Italians, risponde ad un ragazzo che chiede consigli per diventare giornalista. Ecco l’articolo completo.














