Felice il paese che non ha bisogno di eroi

Venerdì 4 Giugno 2010 | peraPensiero

Immagine anteprima YouTube

Lo diceva Bertold Brecht, è una frase arcifamosa, ma ogni tanto c’è bisogno di ripeterla, viste le sparate della Platinette di Palazzo Albornoz.

C’è bisogno di ricordala, perché quando ci appelliamo ad un eroe, lo acclamiamo o lo invochiamo, ci poniamo in una precisa condizione esistenziale: quella dello stronzo che guarda in alto e vede la mano di papà suo sullo sciacquone. A quel punto solo un miracolo ci può salvare dalla fogna. Ecco allora che si cerca un eroe.

In Italia purtroppo siamo abituati a far la parte degli stronzi. Basta che un compratriota qualsiasi vada in guerra a farci vedere come muore un italiano, e siamo pronti a portare la mano al petto, issare il tricolore, e proclamarne la santa eroicità. Eppure si sa che in guerra si muore, perché mai il morire dovrebbe rendere un militare così eroico? Eppure sono sicuro che A.C., così come tanti altri, lo annovererebbe tra “i nostri ragazzi”, “i nostri eroi”.

Ma non siamo altrettanto stronzi quando a rimetterci la pellaccia sono persone che non sono affatto andate in guerra o che, se lo hanno fatto, hanno clamorosamente ciccato il calcolo degli armamenti. Probabilmente nella biblioteca di bordo della Mavi Marmara non c’è il Vom Kriege di Carl von Klausewitz, altrimenti l’equipaggio non sarebbe andato all’assalto dell’IDF con i bastoni. Eppure - sostiene la Celletti - lo dovevano sapere che stavano forzando un blocco marittimo imposto da Israele. Di cosa si lamentano se gli hanno sparato addosso? Non c’è proprio nulla di eroico nel difendersi a bastonate da una raffica di pistolettate.

Ecco. Quelli che muoiono da italiani - dice la Celletti - sono eroi. Gli altri sono dei pacifondai.

Non voglio dilungarmi sul decidere quale sia la condizione esistenziale della Celletti. Mi limito a constatare che potrebbe porsi altri problemi, invece di chiedersi se Manuel sia o meno un eroe.

La vasta copertura mediatica giustamente dedicata dai media nazionali e locali nei confronti di tutti i membri della Flottiglia, è come minimo giustificata dall’umana apprensione per quelli che per gli italiani sono “concittadini”, e per alcuni anche “familiari”, “amici”, “conoscenti”, “persone care”.

La signora Celletti potrebbe cercare di chiedersi se il blocco su Gaza sia umanamente giusto o meno, anche e soprattutto in senso occidentale, visto che le piace tanto questa parola, e visto che la civiltà sta dalla nostra parte.

E invece la Celletti fa il giochino dell’eroe e anzi, dice che l’eroe è un fesso, perché si fa strumentalizzare dagli integralisti islamici turchi. Quindi, praticamente, alla fine della fiera la Freedom Flottiglia sarebbe una specie di Armata Brancaleone di incoscienti che vanno in guerra coi bastoni senza nemmeno sapere il perché, e proprio per questo, secondo A.C. non ci sarebbe nulla di eroico in quello che ha fatto, o meglio, sta facendo, visto che la Rachel Corrie è tutt’ora in viaggio verso Gaza.

Nonostante l’interessante tesi della Celletti, questa Armata Brancaleone ha ottenuto per ora il consenso quasi unanime delle nazioni di tutto il mondo, ha probabilmente aperto una crepa nel muro di apartheid costruito da Israele, ha dato il via all’ondata finale che spazzerà via la vergogna della guerra permamente in Palestina.

Se tutto questo l’hanno fatto dei non-eroi, forse allora non abbiamo veramente bisogno di eroi. E meno male. Però io mi guardo e mi leggo intorno, e mi sento lo stesso nella merda.

Tags: , , , , ,

Lascia un commento

Vuoi personalizzare l'icona per i tuoi commenti?
Iscriviti a gravatar.com! E' facile, gratuito, rapido.

1 commento per Felice il paese che non ha bisogno di eroi

Paolo Marani
Martedì 8 Giugno 2010

Speriamo che la signora Celletti gradisca il nuovo centro diurno al Bufalini. Non mettiamola troppo in croce, potrebbe risentirsene.

Però in parte ha ragione, non abbiamo bisogno di eroi, di buon senso però direi di si.