Cesena, ghiaccio e libertà

Martedì 22 Dicembre 2009 | peraPensiero

Riemergo dalla tormenta di pseudo lavoro per parlarvi del gelo e della neve che avvolgono Cesena e la Romagna. Dico pseudo lavoro perché, secondo la concezione libertaria, quello che noi tutti abbiamo, me compreso, non può essere definito lavoro. Tant’è vero che sarebbe più corretto dire che il lavoro ha noi, e non il contrario.

Noi prestiamo tempo e in cambio ci vengono dati soldi. Quel che facciamo in quel tempo e il valore umano delle nostre prestazioni è del tutto esogeno. Il termine prestazioni serve peraltro ad evocare suggestioni su mestieri socialmente stigmatizzanti, ma che non differiscono da nessuno degli impieghi borghesi da un punto di vista sostanziale: si tratta solamente di concordare sul fatto che dare le terga non differisce dall’allargare le gambe.

Il lavoro vero invece non dovrebbe avere nulla a che fare né coi soldi, né col tempo. Non dovrebbe esistere nemmeno il concetto di tempo lavorativo e di tempo libero. Anzi.. forse se esistessero il vero lavoro e la vera libertà non esisterebbero nemmeno i concetti di tempo e denaro. Macchevvelodicoaffà?

E in tutto questa amara e imbordellata contemplazione della miserrima umana condizione, cosa c’entra la pioggia di ghiaccio che ha paralizzato Cesena, Forlì e cittadine limitrofe proprio oggi?

C’entra che ci voleva tutta! E mi sbellico dalle risate a leggere i commenti su RomagnaOggi o sui quotidiani nazionali: “E’ colpa dei sindaci”, “ma lo Stato dov’è?”, “siamo ostaggi delle Ferrovie!”, “siamo prigionieri dell’aeroporto!”, “chi cazzo c’è in bagno che mi cago addosso”! E tante altre stronzate del genere…

Mi sbellico e mi incazzo! SCHIAVI! Asini che si tengono la carota e si flagellano da soli! Dovreste benedire la natura e le intemperie che per un giorno vi sottraggono alla ripetizione. Perché la ripetizione è infernale, e l’inferno è ripetizione. Un po’ di cAos con la A maiuscola non può farvi tornare all’età della pietra dell’autocoscienza. Regalatevi una risata e abbracciate l’imprevisto come una benedizione, come un bacio che vi sveglia da un sonno deprimente. Uscite in strada a piedi (che non lo fate mai), rotolatevi nel ghiaccio, fatevi anche male se volete! E soprattutto ridete! E affanculo i soliti impegni per un giorno nella vostra vita.

Piantatela di darvi la colpa e di cercare i responsabili! Non li troverete mai! Chi è il responsabile del vento, della pioggia, dei fiori che spuntano, dei mari che prendono la rincorsa e poi corrono a divorare le nostre stupide faccende? Della terra che starnutisce e si scrolla di dosso le nostre fragili dimore? E di questo cielo che piove ghiaccio? Chi è il padrone? Chi è che controlla il rubinetto degli eventi? L’uomo? Dio? Il Governo? Chi ha la risposta? E anche se qualcuno l’avesse… a che vi servirebbe farvela dare? Forse riuscireste a vivere meglio? O forse non cambierebbe comunque nulla a meno che non lo vogliate prima di tutto voi stessi?

Per me è inutile saperlo. E adesso non mi incazzo neanche più. Anzi. Esco, vado a vedere se son capace a guidare col ghiaccio e se finisco in un fosso ai 20 all’ora non morirò di certo. E alla fine l’unica cosa che conta è questo: poter avere freddo, caldo, andare dritti ma anche sbandare, ritrovare la strada o perderla. Chi se ne frega? Non è tutta vita? Sbaglio? Forse si.

Ma non c’è lusso migliore del concedersi l’errore.

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1 commento per Cesena, ghiaccio e libertà

Ciccio
Giovedì 24 Dicembre 2009

Sei veramente un grande!! Quoto tutto!! Mi piace leggere della tua filosofia…