Rome - Flowers from exile
Che momento di grazia, in questa settimana ho scoperto ben due dischi che ricorderò per tutta la vita. Non mi capitava da un sacco di tempo. Il primo che vorrei segnalare ai pochi ma coriacei lettori di questo blog è Flowers from Exile dei Lussemburghesi Rome.
Non so molto di questo gruppo, non lo conoscevo fino a 7 giorni fa. Poi navigando a caso mi è caduto l’occhio su questo titolo straordinario e su una delle cover più suggestive che mi sia mai capitato di vedere.
Lo so.. non ho ancora parlato di musica. Ma se tutto questo serve a far scoprire gemme come Flowers from Exile, allora benvenga la cura del packaging. Anzi, la non cura: perché credo che Jerome Reuter, poeta e principale fautore del progetto Rome, sia un puro. Si capisce da come scrive, da come compone, dallo stile assolutamente non didascalico delle liriche, e dagli arrangiamenti tutt’altro che provoloni, nonostante il nume tutelare Nick Cave aleggi su tutto il disco come un angelo protettore. Ma in Flowers from Exile c’è ispirazione, non omologazione.
Non mi addentrerò in analisi del disco, che ritengo assolutamente inutili dato che ognuno ascolta in modo diverso. Parlerei invece del tema di fondo, che è la Guerra Civile Spagnola, teatro universale di ogni afflizione del genere umano, nella quale avvenne di tutto e tutti combatterono veramente contro tutti: comunisti contro franchisti, poi franchisti contro anarchici e comunisti, e infine comunisti contro anarchici per il più grande sterminio che la storia del socialismo libertario ricordi. Un dramma talmente esteso che costrinse tantissime persone a salvarsi con l’esilio, pur di non fare la fine di Federico Garcia Lorca, altro nume tutelare del poliedrico Reuter.
Forse non a caso questo gioiellino dei Rome viene dal Lussemburgo, terra di confine e crogiuolo di idiomi diversissimi. Reuter dimostra di avere una fortissima sensibilità Europea, per non dire una altissimo concetto di umanità, e lo dimostra ricordando coloro che per costruire qualsiasi tipo di vera unione (non solo politica ed economica), sono morti o sono stati messi in fuga dai massacri di inizio secolo.
E’ grazie a chi diserta, a chi non collabora, chi non ci sta e se ne va che si può forse sperare nell’estinzione della guerra. Solo chi esce dal conflitto può mandare fiori dall’esilio, fisico o spirituale che sia.
Così sembra volerci dire Jerome nelle parole di We who fell in love with the sea:
You only suffer as long as you want to
Men like us do not let each other drown
We share the sweetest black bread
That delicate grain of scorn
No God, no master, no master slave
I no longer serve you nor your palace of flesh
e ancora
In life, in love, in longing
I know
I deserted like you
Without wealth, without property
Without official title or office…
E concludo con il testo di Odessa, canzone che apre questo post, e che non può non stupire nella sua disarmante grazia:
It is but a dated flower i bring to you
yes, it is but a violet glistening with dew
for in our hearts our love for you lies unrevealed
a stale romance and the solitude we share
have dragged you to the beach to find me there
every promise undone glittering in the sun
in the golden sway of violence
that morning you came and you stood in disbelief
in longing and shame - the presentiment of grief
to forgive and to define this treachery of mine
you took off your clothes in silence
this sweet blue secrecy, the demands of destiny
now who will serve your pleasure, who will serve your greed?
Now that the men you treasured belong to the fleet
and watch the morrow?s tide, that frail and beautiful bride
what a very strange season this is
from the tender axe of springtime, defying the snows
to the streaming summer?s hatchet she rose
now all covered with lime under an indifferent sky
we smother everything in kisses
will we know eternity? Will we forge a way to see?
Who will serve your pleasure, who will serve your greed?
Now that the men you treasured belong to the fleet
and watch the morrow?s tide, that frail and beautiful bride
what a very strange season this is
from the tender axe of springtime, defying the snows
to the streaming summer?s hatchet she rose
now all covered with lime under an indifferent sky
we smother everything in kisses
oh, we smother everything in kissesOdessa - Rome (Flowers from the Exile, 2009)
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