La vera ricetta della piadina romagnola

Ok, non è più un mistero. Grazie a fortunate congiunzioni astrali sono finalmente andato a vivere per i cavoli miei. Questo sta comportando tutta una serie di conseguenze si cui l’universo si pentirà a breve. Ad esempio dopo essere stato per circa un mese il migliore amico del tonno, e dopo aver scoperto che la mozzarella è mia sorella, ho finalmente deciso di darmi alla cucina. Da oggi inoltre potrete seguire i miei progressi culinari (e vi assicuro che non può che trattarsi di progressi), nell’apposita rubrica peraTavola.
Non credo che parlerò dei primi esperimenti, tra i quali si annoverano le polpette avvolte nella pancetta affumicata, i grissini (mio cavallo di battaglia), la zuppa di lenticchie-cipolla-salsiccia, i crostini misti, e una frittata talmente schifosa che non l’avrebbe mangiata neanche il gatto.
Piuttosto partirei con una bella polemica di cui si può certamente fare a meno, perché sono finalmente approdato al povero pane dei ricchi, altrimenti conosciuto come pane ricco dei poveri: sua maestà la piadina.
Ora, come amo sostenere, quando si fa una cosa, bisogna farla con stile. Quindi io ho deciso di entrare nel mondo della piada dalla porta principale: che si trova a Montetiffi.
Montetiffi è il luogo in cui anticamente venivano prodotte le teglie da piadina. Non mi dilungherò sulla storia della teglia dato che chiunque può scoprirla da sé visitando il paesotto della Valle dell’Uso o semplicemente cercando in Google.
Piuttosto volevo dire che quando si parla della vera piadina romagnola, bisogna stare attenti. Ad esempio io non mi permetterei mai di dire che sono capace a fare la VERA piadina romagnola: già non so cucinare, figuriamoci se posso fare il vate delle tradizioni gastronimiche locali.
Però un punto fermo bisogna metterlo, anzi due. La piadina romagnola si distingue perché è grossa, e non simil carta velina come quella di Rimini. E poi, cosa più importante, a prescindere dalle ricette: SI FA SULLA TEGLIA, non sulla ghisa, e neanche sul ferro! Oddio, se proprio non avete altra scelta va bene anche così. Ma la VERA piadina romagnola comincia inequivocabilmente dalla teglia.
Tutto ciò per fare giustizia di questo sconcertante articolo. I metodi di cottura ivi proposti (“La cottura deve essere effettuata rigorosamente sulle apposite padelle in ghisa o in ferro.”) farebbero scempio di qualsiasi piada, a prescindere dalla miscela di ingredienti, tanto che sia fatta col bicarbonato quanto col lievito, sia che si utilizzi l’olio sia che si esageri con lo strutto.
Detto ciò annuncio all’umanità che domani, 14 novembre 2009, Matteo Peraccini inaugurerà la sua prima piada su teglia. A presto con i risultati dell’esperimento.
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2 commenti per La vera ricetta della piadina romagnola
Se proprio vogliamo andare di fino, esiste una sola teglia dove la piadina romagnola esterna tutto il suo splendore… la TEGLIA DI MONTE TIFFI.
http://www.comune.sogliano.fc.it/ilpaese/Attivita/teglie/teglie.htm
Esiste ancora un artigiano locale che le fa, quasi in monopolio, e rimane aggrappato a questa tradizione secolare, dove le teglie rotte venivano riutilizzate e riparate con il fil di ferro, tanto erano preziose!
Questa si che è storia eno-gastronomica da difendere con i denti!
L’Artigiano è il mio caro amico Maurizio Camilletti, che mi ha venduto la teglia proprio la settimana scorsa alla Fiera di San Martino, non senza offrirmi un buon bicchiere di rosso. E del resto…dove c’è Maurizio c’è piada, dove c’è piada c’è vino.. quindi, aristotelicamente, dove c’è Maurizio c’è vino.

Martedì 17 Novembre 2009