Questa non è una recensione seria
Mi trovo, mio malgrado, a riprendere in mano tastiera e mouse per tornare a scrivere una recensione su questo mio maltrattato blog. Gli ultimi mesi si sono rivelati pieni di novità: ho abbandonato la vita virtuale quasi completamente cancellandomi da FacciaLibro, e mi sono slurpato una bella botta di real life che mi ha fatto decisamente bene.
Certo, non sempre nella real life si fanno incontri graditi. Capita ad esempio di imbattersi nella Celletti mentre va in palestra, di doversi sorbire il sindaco in conferenza stampa ecc.. ecc.. ecc.. E come se non bastasse capita di incontrare vere piattole da corsa come la batterista dei Talisman Stone.
LuCe, al secolo Lucia Centovetrine, è la colpevole della recensione che vi toccherà leggere, se vorrete.
E’ d’uopo cominciare con una bella biografia dei Tasmania Skull. Quello che segue è il meglio di quanto possibile trovare in rete e in particolare sul loroSpazio:
I Taralli Scum nascono nell’inverno 2007 da Andrea Giuliani e Lucia Centolani. Dai due copulanti nascono ancora Andrea Giuliani e Lucia Centolani ma sottoforma di bassista e batterista. Vengono subito definiti gli Sbranco e le purghe elettriche della mazurka, anche se il suono e le composizioni fondono frattaglie di coniglio, avanzi della discarica di New York dopo il cenone di capodanno del 2000, e un calamaro gigante nazista di nome Scum che dà il nome alla band.
Registrano il loro primo DEMO “FactoCruX”, e vengono ingaggiati dalla Whirpool per l’omonima serie di frullatori per cucina. Sempre per Whirpool uscirà anche la seconda versione “FactoCruX II” aggiornato con la funzione “scassamilepalleadesso”.
I live in Emilia Romagna e in Veneto sono diversi: mica si può suonare la stessa roba per due concerti di seguito. Ma al terzo concerto cominciano a sentire il bisogno di nuova linfa creativa, e così rapiscono Erica Bassani, pensando che sia una chitarrista. E invece è un’altra bassista, pazienza. All’annuncio “scambio bassista doppio con chitarrista anche usato” pare non abbia ancora risposto nessuno.
Lo scopo dei Tazenda Sburr è di sviluppare uno stile personale: acido, minimale, melodico e sognante, e allo stesso tempo claustrofobico. Praticamente una fialetta puzzolente da carnevale. I brani fin qui composti si nutrono ed evolvono, autonomamente e senza l’aiuto di nessuno, in melodie sognanti ma disperate, angoscianti e paranoiche, come i Gremlins.
I testi possono essere letti da diversi punti di vista: dall’alto al basso, da destra a sinistra, in obliquo, di nascosto dal buco della serratura, appesi al soffitto a testa in giù, mentre si impenna in graziella, facendo surf sull’asse da stiro, buttandosi dal IV piano del condominio, o banalmente sulla classica tazza del cesso. Ma il risultato è lo stesso: non hanno alcun senso.
Per dare un minimo di spessore al tutto millantano riferimenti a nomi altisonanti della letteratura mondiale come Gianfranco Funari, Luca Sardella, Valerio Merola, il compianto Corrado e il visionario Cino Tortorella. Punto di riferimento incontrastato resta però Tony Randine, ex modello di Versasggghh, ormai ingiustamente dimenticato dallo show business.
Attualmente la band è impegnata nella composizione di nuovi brani che andranno a comporre il primo album ufficiale, e alla realizzazione di un videoclip insieme alla Blaidd Productions. L’album si chiamerà “FactoCrux III e il Principe Mezzasega”, e conterrà riferimenti alle turbe sessuali di Harry Potter.
Ed ecco finalmente la recensione dei tre brani che ho ascoltato per voi. Le release appartengono al nuovissimo EP “Green Fried Brain at the Railways”:
Fried Brain: Cervello fritto. Come dicevamo molte delle canzoni dei Tricchebballacche Stomp sono autobiografiche. Questa canzone puzza di frittura cerebrale lontano un miglio. Turatevi le orecchie e annusate.
Kali Yuga: Sicura Hit del prossimo disco. Un pezzo sbalorditivamente vario che contiene un discorso di senso compiuto e un numero di accordi superiore a 3. Onestamente devastante nel suo incedere.
The sun is fading now: L’ombra sbrana il lugubre teatro di spettri evocato dai Tristan und Isolde, qualche altra nota di basso che scoreggia nel nulla, ed è subito sera. Agghiacciante come un rutto di balena nel Mare di Bering.
Non mi resta che lasciarvi con l’ascolto di Kali Yuga, brano che sinceramente, e questa volta senza scherzi e falsi insulti, non esito a definire una cagata pazzesca, un ottimo esempio di Goth-Core-Splatter-Disco-Post-it-Industrial-Coldiretti-Avant-Indietr-Metal.
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