Abruzzo: con la morte nel cuore
Sono distrutto, come tutti, per l’immane sciagura abbattutasi sull’Abruzzo che, come i lettori di questo blog sapranno, ho avuto modo di visitare a settembre e a dicembre. E’ una terra che ho amato da subito, così come la sua gente. Non posso dimenticare l’ospitalità delle persone e la bellezza di paesi e paesaggio. L’Aquila l’avevo visitata sotto una pioggia torrenziale e, nonostante ciò, mi era apparsa una città decisamente interessante.
Mi fa un male cane vedere quelle chiese sventrate, quei tetti spianati. Mi fa male perché penso alla gente che ci è finita sotto prima di tutto, e per la perdita incalcolabile che la distruzione della città comporterà per coloro che si sono salvati.
Non credevo poi che i danni si fossero estesi anche ai paesi delle cosiddette Terre della Baronia: e invece visitando il sito abruzzocultura.it, ho dovuto constatare come il mio paese ideale, Santo Stefano di Sessanio, quello dove tanto mi sarebbe piaciuto suonare questa estate, è stato anch’esso sfregiato. La splendida Torre Medicea è andata completamente distrutta. Si trattava di una ricostruzione e, teoricamente, tornerà come prima, ma questo non mi è di grande conforto.

I resti della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio
Anche la caratteristica Chiesa del Lago, da poco restaurata, ha subito danni ingenti. Ma anche in questo caso spero che con un ulteriore restauro sia possibile riportarla agli antichi fasti.

Chiesa del Lago di Santo Stefano: i tre archi dellingresso sono completamente crollati
Avevo parlato di Santo Stefano e dell’Abruzzo a diversi amici che, sbalorditi dalle foto, avevano deciso di visitare la regione questa primavera o questa estate. Dopo questo evento hanno naturalmente deciso di non partire. Ma ciò che è peggio è che sentono il timore di visitare quei posti, non per paura delle scosse, ma per non urtare la sensibilità di questa gente così terribilmente ferita.
Io non so cosa sia più giusto fare. Credo però che l’Abruzzo e gli Abruzzesi vadano aiutati in ogni modo. E se, come sostiene il governo, gli interventi della Protezione Civile sono sufficienti nel breve termine, credo che nel lungo termine sarà necessaria la vicinanza di tutta l’Italia. Sarà auspicabile che gli Italiani tornino a visitare l’Abruzzo, come e più di prima, per far sentire il loro calore e per rinvigorire le attività locali.
L’Abruzzo vive di turismo, non dobbiamo smettere di andarci! Io personalmente ci tornerò appena sarà consentito, anche per dare una mano.
Domani telefonerò a Geppetto e alla sua famiglia, ad Emidio e a tutte le splendide persone che ho conosciuto. Spero davvero che non sia successo loro nulla.
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3 commenti per Abruzzo: con la morte nel cuore
sono abruzzese anche se vivo a Roma e su quella torre e sotto quel porticato ci sono stato ad agosto vederlo così è una spina nel cuore. Ma come al solito, come è nostro carattere e nel nostro dna senza urlare senza rumore e senza recriminare saremo capaci di riscostruire tutto. A noi che viviamo lontano non resta che inviare il nostro aiuto e la nostra solidarietà.
Caro Pompeo, nei miei soggiorni in Abruzzo mi sono concesso lunghe chiacchierate con gli anziani del posto e con i giovani imprenditori locali. Ho percepito nettamente il “carattere” abruzzese, l’orgoglio per il proprio lavoro e per la propria terra. E per questo sono assolutamente certo che l’Aquila tornerà a volare, così come tutti gli splendidi paesi colpiti dal sisma.
Spero che non ce ne sia bisogno, in ogni caso ho appena dato la mia disponibilità all’Arci locale e sono pronto a partire per dare il mio appoggio. Sarebbe soltanto un modo per restituire all’Abruzzo ciò che mi ha dato.
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Mercoledì 8 Aprile 2009