De André vive!
Quasi dieci anni fa moriva Fabrizio De André. Io ancora non lo conoscevo, l’ho scoperto solo nel 2002. Era un periodo strano della mia formazione musicale perché stranamente mi innamoravo di gruppi o cantanti oramai scomparsi. E’ il caso di De André, così come dei Queen e Freddie Mercury.
Era una situazione che mi puzzava un po’ di necrofilia, che mi faceva sentire un po’ beccamorto. Ecco perché non mi piacciono tanto questo tipo di anniversari. In particolare non mi piacciono quando pongono l’accento più su ciò che è scomparso e più non può essere, invece di prendere quanto è stato donato al mondo da personalità come De André e farlo crescere.
Mi piacerebbe se i tributi che l’11 gennaio saranno dedicati a Fabrizio cercassero di renderlo vivo veramente. Perché Fabrizio era un cantante, un poeta, un cantautore, ma era soprattutto un personaggio di grande responsabilità sociale (e in un certo senso anche politica). Ricordarlo solo per la musica è mortificante.
Ho sentito da qualche parte, non ricordo dove, un’intervista nella quale il nostro ammetteva di aver scritto sì la Guerra di Piero, ma che il suo impegno contro la guerra non era servito assolutamente a niente. Ecco, a me ricordare Fabrizio senza prendere una posizione forte contro la guerra pare una boiata mondiale. Come minimo la RAI dovrebbe fare questo, e non solo ingaggiare il primo saltimbanco che scimmiotta le sue canzoni. E visto che ci ri-siamo, si potrebbe pure prendere posizione contro il massacro perpetrato da Israele ai danni di Gaza. Diversamente non ha senso ricordare Fabrizio.
De André vive e lotta con noi!
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