A latere della vicenda Paresa
http://video.google.com/videoplay?docid=-899576615797317870Oggi l’amico Black Cat ha posto alla mia attenzione il video della trasmissione Mi Manda Rai Tre del 29/11/2008. La puntata, messa a disposizione della rete dal MIZ di Cesena, documenta la vicenda con una certa verve accusatoria nei confronti del Comune di Cesena, rappresentato in studio dall’Assessore ai Diritti del Cittadino, Maria Grazia Zittignani.
Il video mi ha riportato alla mente un episodio, strettamente legato al dibattito sul premio a Paresa, sul quale avevo intenzione di scrivere ma che avevo, colpevolmente, dimenticato. Quindi grazie a Black Cat per il promemoria.
Ma prima un po’ di contestualizzazione. Come si evince dall’estratto della trasmissione condotta da Andrea Vianello, la Paresa spa si è aggiudicata la prima edizione del premio Città per la sicurezza conferito dal Comune di Cesena alle aziende che abbiano dimostrato buone prassi e buoni risultati in termini di tutela della sicurezza dei lavoratori. Lo scandalo di cui hanno parlato tutti i giornali locali e i media nazionali, nasce dalla completa negligenza dimostrata dal Comune rispetto al recente passato della Paresa. Il patron dell’azienda è infatti tutt’ora sotto processo per la morte di Agostino Talò, operaio deceduto sette anni fa per folgorazione nei cantieri di Paresa. Ulteriori dettagli sul caso si trovano sempre nel video sopra, ove Paresa stessa pare confutare questa ipotesi con un comunicato a fine trasmissione, probabilmente al fine di difendersi in sede processuale.
Non è quindi difficile capire il motivo di tanta indignazione di fronte ad un caso tanto sconcertante di propaganda boomerang, come già è stato descritto da più parti. Neppure le giustificazioni avanzate dall’Assessore Zittignani sembrano reggere: il fatto che Paresa abbia approntanto dei sistemi di sicurezza atti a ridurre ed eliminare gli infortuni sul lavoro non può cancellare i procedimenti civili e penali in corso. Ne consegue che il buon proposito di dimostrare la possibilità di un cambiamento ,dichiarato dall’Assessore Zittignani, rimane purtroppo tale. Se infatti non si discute la buonafede dell’Assessore e del Comune (non ho elementi per valutarla), rimane gravissimo l’errore di valutazione del caso, e il capitombolo politico di questa amministrazione.
Ma noi siamo nel paese in cui un condannato in via definitiva può tranquillamente sedere in Parlamento e parlare in TV. Figuriamoci se il patron di una azienda relativamente piccola non può ricevere un premio (ridicolo) dal Comune di Cesena.
Infatti non è tanto di questo che mi interessa parlare. Voglio piuttosto collegarmi, come suggerito dal Black Cat, all’articolo di qualche giorno fa a proposito dei Consigli a chi vuol fare il giornalista. In particolare mi riferisco al mio commento postato in risposta all’intervento di Apo.
Quando i media alzano il polverone, è molto raro sfuggire all’ipnosi collettiva provocata dalla nuvola di paroloni, accuse, indignazioni. Più comune è la tentazione di entrare nella mischia e schierarsi da una parte o dall’altra, alimentando il nuvolone con nostre personalissime contumelie prodotte ad uso e consumo del caos fine a se stesso, e dell’audience.
Purtroppo ci accorgiamo dell’inutilità dello sforzo solo quando, dissoltosi il nuvolone, rimaniamo li, con l’aria nei pugni ormai socchiusi, a chiederci com’è finita. Normalmente questa è domanda a cui i media non rispondono o, se lo fanno, è con risposte talmente incasinate da diventare inservibili.
Se per il caso Paresa proviamo a stare un po’ fuori dal nuvolone è possibile scoprire cose interessantissime, di cui nessun giornale parlerà mai, e che tuttavia costituiscono il vero problema su cui sarebbe necessario prendere posizione.
Nella stessa mattina in cui in giornali davano eco al casino Paresa, andavo a lavoro camminando per via Chiaramonti. Per i non cesenati, via Chiaramonti dista dal Comune di Cesena, sede di lavoro del Sindaco e di buona parte degli Assessori, ben 700 metri (qui i link Google Maps). Si tratta tra l’altro di una via particolarmente esposta ai controlli della Polizia Municipale, in quanto per un lungo tratto è zona a traffico limitato, e le infrazioni commesse sono tantissime.
Proprio in questo luogo è accaduto l’episodio di cui vorrei parlare, a latere della vicenda Paresa.
Ora, io non capisco nulla in termini di norme per la sicurezza sul lavoro. Ma secondo me, quando un muratore è costretto ad issare un blocco di 20 coppi nemmeno imballati sul tetto di un edificio alto almeno 10 metri, e legandoli con una fune e tirandoli su a braccia, senza neppure un casco protettivo (in ogni caso inutile), i casi sono due: o quell’operaio vuole sperimentare modi altri di giocare alla roulette russa, oppure il capo cantiere è un criminale. Quando qualche ora dopo sono venuto a conoscenza della vicenda Paresa, la scena mi è tornata in mente in tutta la sua miserabile attualità.
Ripeto, io non posso dubitare della buonafede della Zittignani e del Comune di Cesena quando conferiscono un premio ad una azienda in virtù dei progressi dimostrati. Ma posso dubitare e dubito fortissimamente di tante altre cose che non rendono il mio giudizio meno negativo:
- I premi alle aziende virtuose, sono davvero utili?
- Per quale motivo un’azienda che rispetta le regole, i diritti umani e del lavoratore dovrebbe essere premiata?
- E se proprio deve, come mai tutte le altre non vengono fatte chiudere?
Il problema è nazionale ma dal mio punto di vista si parte da casa nostra per risolverlo. A questo proposito è necessaio che il polverone-Paresa non copra il polverone-sicurezza che lo ha generato. Lo stesso Assessore Zittignani sottolinea come Cesena sia tra le maglie nere in Romagna, in quanto ad infortuni e decessi sul lavoro.
Siamo persone intelligenti e sappiamo che questi problemi non si risolvono coi proclami ed i premi, ma con la denuncia delle violazioni e la tenace difesa dei diritti. In questa lotta sembriamo tutti soli come la vedova Talò. Soli e dispersi se ci buttiamo sempre nel polverone della polemica. Restiamo fuori dal polverone e denunciamo tutti i casi in cui il nostro e l’altrui diritto a lavorare per vivere viene violato.
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1 commento per A latere della vicenda Paresa
[...] Se avessimo amministratori responsabili, questo dato, comunicato dalla Prefettura, sarebbe sufficiente per creare un bel terremoto politico. Qualche testa (e più di una) dovrebbe rotolare, negli uffici che si occupano di vigilare sul rispetto delle norme. Invece tutto continua come se niente fosse. Il Comune si difende, gli infortuni sul lavoro si succedono e si sfiorano. [...]

Sabato 6 Dicembre 2008