Le elezioni a Cesena
Il grande Giorgio Gaber l’ha descritto come meglio non si potrebbe. Il giorno delle elezioni. E Cesena è una specie di prototipo di questo grande giorno.
Io voglio partecipare sostenendo a modo mio i due principali candidati a piazzare le chiappe sulle poltrone di palazzo Albornoz: Macori e Lucchi sperando che stiano comodi e non si stanchino troppo.
6 aprile 2009

Shibboleth, Doris Salcedo
6 aprile 2009
Ha strisciato sotto il petto come un timore
Ha bussato alle porte come un presagio
Ha avvisato per tempo come una crisiHa strappato i muri come una decisione
Ha squarciato i soffitti come un pugno
Ha stravolto il tempo come un’ideaHa graffiato la pelle come il ghiaccio
Ha bruciato i fiori come il freddo
Ha covato il grano come la neveHa interrotto la festa come un dubbio
Ha sussurrato consigli come un amico
Ha minacciato che tornerà come un vizioHa spaccato la terra come un grido
Ha implorato ascolto come un pazzo
Ha chiesto di prendere posto come il rispetto
Buone notizie dal mio Abruzzo

La Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio
Ho appena telefonato ad Emidio (o “Signor Emidio” per chi vuole un cazziatone), proprietario del Residence Belvedere di Santo Stefano di Sessanio. Il mitico e arzillo signore, da poco tornato in Italia dopo una vita trascorsa in Canada, mi ha confortato in merito allo stato di salute degli abitanti di Santo Stefano.
Emidio e tutte le persone che ho conosciuto (la signora Rosa de La Casa Sù, Geppetto e la sua famiglia) e in generale gli abitanti di Santo Stefano stanno bene.
Il paese, Torre Medicea e Chiesa del Lago a parte, pare non aver subito grossi danni. Nonostante questo quasi tutti gli abitanti stanno per abbandonare le loro case “ad interim”, perché le continue scosse, sebbene di lieve entità, rendono poco prudente la permanenza nell’antico borgo.
Spero che questo post possa essere di conforto per quanti hanno conosciuto gli abitanti di Santo Stefano e vogliano sapere di loro in questo momento così difficile.
Approfitto per segnalare il sito inabruzzo.it che sta raccogliendo materiale fotografico sui danni provocati dal terremoto.
Abruzzo: con la morte nel cuore
Sono distrutto, come tutti, per l’immane sciagura abbattutasi sull’Abruzzo che, come i lettori di questo blog sapranno, ho avuto modo di visitare a settembre e a dicembre. E’ una terra che ho amato da subito, così come la sua gente. Non posso dimenticare l’ospitalità delle persone e la bellezza di paesi e paesaggio. L’Aquila l’avevo visitata sotto una pioggia torrenziale e, nonostante ciò, mi era apparsa una città decisamente interessante.
Mi fa un male cane vedere quelle chiese sventrate, quei tetti spianati. Mi fa male perché penso alla gente che ci è finita sotto prima di tutto, e per la perdita incalcolabile che la distruzione della città comporterà per coloro che si sono salvati.
Non credevo poi che i danni si fossero estesi anche ai paesi delle cosiddette Terre della Baronia: e invece visitando il sito abruzzocultura.it, ho dovuto constatare come il mio paese ideale, Santo Stefano di Sessanio, quello dove tanto mi sarebbe piaciuto suonare questa estate, è stato anch’esso sfregiato. La splendida Torre Medicea è andata completamente distrutta. Si trattava di una ricostruzione e, teoricamente, tornerà come prima, ma questo non mi è di grande conforto.

I resti della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio
Anche la caratteristica Chiesa del Lago, da poco restaurata, ha subito danni ingenti. Ma anche in questo caso spero che con un ulteriore restauro sia possibile riportarla agli antichi fasti.

Chiesa del Lago di Santo Stefano: i tre archi dellingresso sono completamente crollati
Avevo parlato di Santo Stefano e dell’Abruzzo a diversi amici che, sbalorditi dalle foto, avevano deciso di visitare la regione questa primavera o questa estate. Dopo questo evento hanno naturalmente deciso di non partire. Ma ciò che è peggio è che sentono il timore di visitare quei posti, non per paura delle scosse, ma per non urtare la sensibilità di questa gente così terribilmente ferita.
Io non so cosa sia più giusto fare. Credo però che l’Abruzzo e gli Abruzzesi vadano aiutati in ogni modo. E se, come sostiene il governo, gli interventi della Protezione Civile sono sufficienti nel breve termine, credo che nel lungo termine sarà necessaria la vicinanza di tutta l’Italia. Sarà auspicabile che gli Italiani tornino a visitare l’Abruzzo, come e più di prima, per far sentire il loro calore e per rinvigorire le attività locali.
L’Abruzzo vive di turismo, non dobbiamo smettere di andarci! Io personalmente ci tornerò appena sarà consentito, anche per dare una mano.
Domani telefonerò a Geppetto e alla sua famiglia, ad Emidio e a tutte le splendide persone che ho conosciuto. Spero davvero che non sia successo loro nulla.
Absentia-H/It’s a wind
Dato che l’attesa di una band di supporto per la fondazione degli Asenzacca potrebbe rivelarsi anche infinita, ecco il primo testo per una probabile canzone: si chiama Absentia-H/It’s a wind e la prima versione era in italiano, versione dalla quale ha mutuato il “sottotitolo”. Poi visto che nella madrelingua non è stata capita, ho deciso di riprovarci con l’inglese. Sperando di avere maggior fortuna. A me piace di più. Ringrazio Rodolfo Cubeta per avermi gentilmente concesso di pubblicare l’immagine che ho voluto associare ad Absentia-H.
Absentia-H/It’s a wind
Runs away
then it turns back
and lets itself be feltSwears
then it blows
and you like to be heldSometimes it brings
cherry flavour
that’s why you had many umbrellas
and you can’t find’em anymoreSays it’s yes
then guesses it’s no
it could get you blind drunk
for the future it showsOpens the doors
like a thief at your floor
it knows how to cry
like you’ve never done beforeDevours the sea
and all the air you could breathe
but when you go lame
you feel the loss, the pity, the painThinks it’s yes
but says it’s no
flavour will pass
Yet the color no more
Le canzoni e i ricordi - Take 1: More than Words
ogni ricordo una canzone
ogni canzone una perla di rosario
ogni perla una preghiera e una bestemmia
ogni bestemmia la voglia di spezzare la catena
ogni preghiera la speranza di rimetterla insieme.E via così con questo stupido stupefacente rituale.
Non conosciamo niente di meglio,
e neanche di peggio.
Asenzacca
In barba a qualsiasi programmazione, alle più comuni regole grammaticali e non solo, decido in questo istante di fondare un gruppo di cui sono, per il momento, l’unico componente.
Ci chiameremo Asenzacca, faremo solo canzoni nostre e non avremo un genere di riferimento. Si andrà dal Death Progressive Metal alla canzone d’autore italiana e francese, passando per la disco music, ma solo per cancellarla dalla faccia della terra.
Appena ho un minuto elaboro un logo per gli Asenzacca.
Per il momento dico solo che sono alla ricerca de seguenti musicisti preferibilmente in zona Forlì - Cesena:
- 90 Kg di batterista modello PATAPATA’. Va bene, anzi meglio, uno pitipitì che suona jazz, ma deve anche saper pestare all’occorrenza.
- 70 kg non di + di bassista.
- 80 kg di lead guitar.
- 80 kg anche di chitarra ritmica.
Io questa volta canto e basta. E suono solo quando serve.
Venghino signori, venghino!
Sono un Cavaliere Geek
Mio malgrado e con grandissimo sacrificio, da oggi sono un Cavaliere Geek, appellativo di cui rivendico l’invenzione (salvo prova contraria), e che dono istantaneamente a tutto l’universo del copyleft. Lotterò contro il lato oscuro della fonia assieme ad Apo Wan Kenoby.
Il futuro della comunicazione è nelle nostre mani.
Che la fonia sia con noi!
Fabrizio De André - Da a me riva
Meglio pentirsi di aver fatto una cosa, piuttosto che pentirsi di non averla fatta. Già.
Sul crinale
Sul crinale passa la nostra strada
sterrata,
come se potessimo decidere di non seguirlae buttarci di corsa in avanti
giù per questo pendìo dolce di viti,
o lasciarci cadere di spalle
sul prato illuminato di lacrime d’arancio.Piange, lui che può,
per noi illusi dal sole,
che crediamo al suo saluto vile,
resti di vita gettati da dio
in pasto all’ombra canina del monte
che si mangia il futuro.Per noi che aspettiamo sulla strada,
ancora sterrata,
come se potessimo decidere di tornare.E io penso che avrei voluto baciarti,
e non l’ho fatto.
Baustelle - L’uomo del secolo
Dedicato ai miei nonni, che mi hanno insegnato il dialetto, l’antifascismo e.. a fare il bravo.
E fasì i brev
Se t’at pruv a cioud un po’
i occ
la fila di pisgh la pér c’l’an fnessa piò.Agli ombri di rém intrezé al fa a cazott ma téra
e l’it lasa da par te,
cun e sol c’ut peccia
e e péil d’al pesghi c’ut s’ataca in te cupett.Bsogna lès c’me un piopp
par avdei c’mel cla va a finì sta storia
bsogna l’es grend, e pasé sora a una gran masa ad robi.“Andì burdel” – e dis e mi nòn – “andì a zughé.
Che a qué l’è ancora lònga”.
“E fasì i brev”.
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E fate i bravi
Se provi a chiudere un po’
gli occhi
la fila dei peschi sembra non finire più.Le ombre dei rami fanno a cazzotti a terra
e ti lasciano da solo,
con il sole che picchia
e il pelo delle pesche che ti si attacca al coppetto.Bisogna essere come un pioppo
per vedere come va a finire questa storia.
Bisogna essere grandi, e passare sopra a tante cose.“Andate bambini” - dice il mio nonno - “Andate a giocare.
Che qui è ancora lunga”.“E fate i bravi”.


