Tarantametallo!
Tra i vari cosiddetti “generi” di musica, popolare e non, la pizzica è sicuramente quella che più si avvicina al Death Metal, come stile, ma soprattutto come contenuto. Tra il ballo indotto dal morso della tarantola, mito fondante del ballo associato alle pizziche e tammurriate del sud Italia, e l’headbanging scatenato dalla furia salvifica di quasi tutto il Metal di stampo estremo, passa veramente poco.
Ecco come nel mio piccolo cerco di contribuire al matrimonio di due mondi ingiustamente separati dalle logiche del mercato discografico. Per ora mi limito a qualche comparsa con gli amici Colobraro, in attesa di un Ubermensch che fondi gli Extreme Jotunheimr Tarantula e invada la penisola di sano Tarantametallo…
Ecco chi è stato!
Questa mattina mi son svegliato, e ho trovato l’invasor. Nel bel mezzo della goduria di un gran cereale inzuppato nel the, suona il campanello; praticamente un bis(coito) interrotto. Chi può essere se non loro? Le ardimentose staffette di Geova!
Esco un po’ contrariato lasciando il gran cereale a liquefarsi nel the bollente e le vedo, in tutta la loro cotonata sicumera. Due arzille vecchiette in tipico assetto da imbonimento religioso, mutuato negli anni 80 dalla Vorwerk o da AMway o da qualche altro colosso della vendita porta a porta, e mai più rinnovato. Per fortuna.
J’ntremè
Ci sono parole che contengono un fascino recondito. Potrebbero benissimo non avere alcun significato, essere assolutamente astratte da qualsiasi oggetto o concetto, ma sarebbero comunque bellissime da pronunciare, e porterebbero un vento di suggestioni tale da farci sognare ad occhi aperti.
J’ntremé è una di queste parole. Ha un sapore un pò arabo, un pò italo-meridionale, sicuramente mediterraneo. Come sia arrivata sui monti della Marsica, dove l’ho conosciuta, nessuno lo sa. Il suo significato però ha un sapore ben più definito rispetto ai mondi possibili che evoca. Lo J’ntremé è un piatto tipico di Gagliano Aterno (AQ), piccolo gioiello di paese in cui ho avuto il piacere di suonare con i miei Artenovecento. Trattasi di corata d’agnello con peperoni verdi e sedano, tutto tagliato in piccolissimi pezzetti, e cotto in pentola con olio, aceto e aromi vari. Ennesima magia di questo Abruzzo che non smette di stupirmi tutte le volte che ci torno. Ennesimo ricordo che porto a casa, assieme al desiderio di tornare presto in quella che sento sempre più come la mia dimora ideale.
In caso sospettiate che questo sia uno spot per invitarvi a visitare l’Abruzzo, l’Aquila e tutti i paesi colpiti dal terremoto del 6 aprile scorso, vi tolgo il dubbio: questo è esattamente un invito a farlo. Non esiste berlusconi che possa rimettere in piedi una città distrutta, servono solo Italiani che portino affetto, e purtroppo anche soldi, alle attività locali, attraverso il turismo e l’amore per una regione che non teme paragoni con nessun’altra blasonatissima località, a partire dalla Toscana. Armatevi di rispetto e andateci!
Urécia
Urécia era un matto, ma a me non è mai sembrato tale. Ai miei occhi di bambino sembrava un adulto come tutti gli altri. Anche lui passava fuori dal recinto del mio cortile, mentre io giocavo a pallone, e ciondolava al bar tutti i giorni dopo pranzo e dopo cena, anche lui con lo stuzzicadenti in bocca, anche lui disinteressato al lavorio femminile che precede e posticipa i pasti, come tutti i reduci del patriarcato indolente della bassa padana.
Adoro l’odore del napalm
Ormai ci siamo. Come sanno i sostenitori degli Artenovecento, il 18 Luglio all’alba suonerò sulla spiaggia 60 di Riccione. Si tratta di una bella sfida e non vedo l’ora di godermi le reazioni del pubblico.
Intanto, visto che un amico mi ha appena regalato una registrazione inedita di De André a Ravenna risalente al 1984, posso rubare a Faber una battuta che disse in quell’occasione, e cioè che sicuramente avremo il merito di far dormire bene qualche persona.
Spero di poter salutare anche qualche lettore di questo blog a Riccione! E se proprio non venite per la musica, venite almeno per i bomboloni gratis alla fine del concerto.
Posso stuprarti un pò?
Apprendo, con tardivo ma certo non colpevole ritardo, del famigerato emendamento 1.707 alla già vituperabilissima Legge Bavaglio. L’emendamento, promosso da un manipolo di fantasisti del Pdl, propone l’introduzione del “Reato sessuale lieve nei confronti di minore”, ossia una forma di stupro leggera sulla quale si può tutto sommato sorvolare.
Quali siano le caratteristiche di questa fattispecie di non-reato non è dato saperlo. Ma per fortuna ci è dato di sapere chi ha firmato la proposta di emendamento, così possiamo chiederlo direttamente a loro. Ecco la formazione dell’Atletico Bulicio:
Cos’è il genio?

Melandri parlando del Perozzi: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione.”Amici Miei - Mario Monicelli
Onore e gloria al Gruppo Voina che ha salutato così i servizi segreti russi e Sarkozy.
Piccolo promemoria d’Azione
“Pesci avvelenati in mezzo al mare.
Questo il presidente non lo sa”.
Baustelle - I Mistici dell’Occidente
I Mistici dell’Occidente - Warner, 2010
Felice il paese che non ha bisogno di eroi
Lo diceva Bertold Brecht, è una frase arcifamosa, ma ogni tanto c’è bisogno di ripeterla, viste le sparate della Platinette di Palazzo Albornoz.
C’è bisogno di ricordala, perché quando ci appelliamo ad un eroe, lo acclamiamo o lo invochiamo, ci poniamo in una precisa condizione esistenziale: quella dello stronzo che guarda in alto e vede la mano di papà suo sullo sciacquone. A quel punto solo un miracolo ci può salvare dalla fogna. Ecco allora che si cerca un eroe.
Il canto del cingolo
Purtroppo si sente cantare sempre di meno. Con la fatica che costa lavorare la terra non c’è più nessuno disposto ad intonarlo. Ma dalla finestra oggi sento distinto il suono dell’estate, il vero tormentone di questa Cesena tornata in serie A, piena di orgoglio contadino, ma senza più contadini, o quasi.
Innalziamo l’ultimo poderoso canto del cingolo e danziamo felici e sgomenti verso il delirio finanziario delle big del calcio. Col cappello di paglia in testa ma senza più mele e magagne in tasca. Altri tempi quelli in cui la faccia di Cesena nel mondo era Edmeo. Da settembre sui giornali compariranno Paolo Lucchi, Nerio Alessandri, Campedelli e amici belli… Nessuno riderà più di noi. Nemmeno noi.
Un SITO che si chiamasse Anarchia
Ho finalmente ultimato il logo e la struttura principale per il sito di presentazione di “Un posto che si chiamasse Anarchia“. La strepitosa accoglienza del pubblico alla prima dello spettacolo ha spinto me e gli “Altri”novecento a promuovere la nostra ultima fatica come si deve. Cercheremo di portare il De André libertario su quanti più palcoscenici possibili, sperando di dare e ricevere lo stesso calore che abbiamo dato e ricevuto per il debutto di Cesenatico in occasione di Amico Fragile 2010.
Come qualcuno di voi saprà UPCSCA è già stato acquistato dal Teatro Corte di Coriano (RN), e in questi giorni ci stiamo muovendo per dare un seguito a questo ottimo inizio.
Per ora visitatevi la pagina dedicata a Un posto che si chiamasse Anarchia e non dimenticate di scriverci e mandarci vostre foto/video se ne avete!
A breve aprirò anche una sezione commenti. Non appena avrò finito di resuscitare il mio pc.
Saluti libertari!
Dressed to Kill
Girando in rete ho trovato questa mia foto che mi piace moltissimo. Da bravo scavezzacollo l’ho rubata senza chiedere niente agli autori, che ringrazio direttamente dalle pagine del mio blog e che prima o poi contatterò. Se volete c’è un intero set fotografico dedicato agli Artenovecento, proprio sulla loro pagina Flickr.
Si tratta di una foto che mi riprende nell’ultimo spettacolo “Un posto che si chiamasse Anarchia”, di cui sono decisamente orgoglioso, e di cui certamente tornerò a parlare a breve in occasione delle probabilissime repliche.
Stay free, stay tuned!
Un posto che si chiamasse Anarchia
Sono appena tornato dalle prove generali del nuovo spettacolo degli Artenovecento. Il mio gruppo, i miei amici, semplicemente l’esperienza più bella della mia vita. Ed è per questo che scrivo di loro qui, sul mio blog personale, e non sul sito degli Arte… come ormai ci chiamiamo tra di noi. E’ un’esperienza che sta durando da tempo: quasi otto anni. Una barca che è andata avanti nonostante ci fossero scogli giganteschi sulla nostra rotta, con la sola forza dell’amore per quello che abbiamo fatto e che faremo per Fabrizio De André, la buona musica e per chi ha condiviso tutte le nostre grandissime emozioni.
Cultura morta
Quando arrivò il disgelo
la terrà pianse i relitti del tempo
in una gerla di foglie
ad aspettare un nomeocchi senza voce
strisciarono persipoi tacquero immobili
c’era silenzio
e più nessuno ad ascoltarlo
Un grissino è per sempre
Niente passa invano. Tutto serve. Persino la peggiore delle vicende in fondo in fondo ci cambia in meglio. E’ molto difficile focalizzarlo ma è così.
Non bisogna mai abbandonarsi all’impressione di aver perso tempo. Non è così per un rapporto di lavoro, di amicizia, di amore.
E la cosa bella è che quando una qualsiasi di queste cose finisce, ti lascia in dono quel che meno ti aspettavi. Non importa quale fosse il tesoro che avresti voluto preservare in eterno: quella è la vera cosa che perderai. E’ come tentare di difendere i confini dell’Impero Romano all’apice della sua estensione: prima o poi un barbaro troverà un pertugio e vi si infilerà come uno spillo in una mongolfiera. O come vincere 3-0 col Liverpool in finale di Coppa Campioni e stare li a dire: ma si.. tanto non me ne faranno mai 3.
E invece basta un foro insignificante per far sgonfiare il tuo bel pallone volante, come un sufflé venuto male. Quindi non è proprio il caso di preoccuparsene, lo spillo che sgonfierà il tuo pallone potrebbe arrivare come no, potresti riuscire a metterci una toppa come no. Ma in ogni caso non è un evento che puoi controllare. Del resto come dice il saggio la vita è un temporale, e prenderlo nel culo è un lampo.
Quel che si può fare quando il pallone si sgonfia e precipita è andare a vedere sotto il suo inutile telame se c’è qualcosa da riportarsi a casa. Ed è qui che si trova quel che proprio non avresti mai pensato, e diventerà il primo decino d’oro del tuo nuovo forziere. E quello sì, sarà per sempre e nessuno te lo porterà via mai.
Sollevando le tele del mio pallone sgonfio ci ho trovato la ricetta dei grissini. Li faccio una volta alla settimana e riscuotono perenne successo tra amici e conoscenti. Nel tempo la perferzionerò, ma per ora è così come ve la descrivo. La dono con piacere perché non è una cosa che ho bisogno di difendere: ricordate? Nessuno, ormai, me la può portare veramente via.
Sono puggile!
E’ deciso. Da lunedì io sarò puggile. Sulla strada di Pappo entrerò nella Tana delle Tigri e sfiderò la nera marmaglia direttamente sul suo ring. Anch’io potrò dire: “I must break You”. Sperando che finisca diversamente…
A presto con una scazzottata di aggiornamenti sulla mia nuova carriera.

Cesena, ghiaccio e libertà

Riemergo dalla tormenta di pseudo lavoro per parlarvi del gelo e della neve che avvolgono Cesena e la Romagna. Dico pseudo lavoro perché, secondo la concezione libertaria, quello che noi tutti abbiamo, me compreso, non può essere definito lavoro. Tant’è vero che sarebbe più corretto dire che il lavoro ha noi, e non il contrario.
Noi prestiamo tempo e in cambio ci vengono dati soldi. Quel che facciamo in quel tempo e il valore umano delle nostre prestazioni è del tutto esogeno. Il termine prestazioni serve peraltro ad evocare suggestioni su mestieri socialmente stigmatizzanti, ma che non differiscono da nessuno degli impieghi borghesi da un punto di vista sostanziale: si tratta solamente di concordare sul fatto che dare le terga non differisce dall’allargare le gambe.
Il lavoro vero invece non dovrebbe avere nulla a che fare né coi soldi, né col tempo. Non dovrebbe esistere nemmeno il concetto di tempo lavorativo e di tempo libero. Anzi.. forse se esistessero il vero lavoro e la vera libertà non esisterebbero nemmeno i concetti di tempo e denaro. Macchevvelodicoaffà?
E in tutto questa amara e imbordellata contemplazione della miserrima umana condizione, cosa c’entra la pioggia di ghiaccio che ha paralizzato Cesena, Forlì e cittadine limitrofe proprio oggi?
Rome - Flowers from exile
Che momento di grazia, in questa settimana ho scoperto ben due dischi che ricorderò per tutta la vita. Non mi capitava da un sacco di tempo. Il primo che vorrei segnalare ai pochi ma coriacei lettori di questo blog è Flowers from Exile dei Lussemburghesi Rome.
Bentivoglio Angelino
Lo confesso. Io amo Angelino Alfano. Il mio è un amore viscerale, sincero, che coinvolge la mia persona sotto il profilo culturale, politico, musicale, gastronomico, ortopedico, sessuale, astronomico, biografico, esistenziale, verticale, orizzontale, maestrale, corticale e che infine interessa, ovviamente, il mio punto di vista su ogni affare giuridico.















